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09 settembre 2008

09.09 Los Angeles: Hollywood, Beverly Hills, Downtown, Santa Monica


Impressioni su Los Angeles.
La cosa che fa più impressione di Los Angeles sono le dimensioni. Una città che si perde a vista d'occhio da tutte le parti, molto più di qualunque altra città vista prima: milioni di vie, di case, di persone, tutte comodamente adagiate tra l'oceano, i parchi e il deserto. E, a ben guardare, le zone di vero interesse sono piccole e contate: Hollywood, Beverly Hills, Santa Monica, Venice Beach e Downtown. Fine. Poi c'è lo smog, un sacco di smog, visto che qui tutti amano muoversi in macchina e odiano la metro: pensate che le linee della metropolitana sono solo 3, come a Milano. A Londra ce ne sono 12. E gli stranieri - anche se qui di "straniero" non c'è nessuno, visto che la città è cosmopolita al massimo: messicani e orientali in primis, se ne incontrano ad ogni passo, molto più che "uomini bianchi".
E poi sono i dettagli a dare il peso della differenza: queste strade enormi, la vista offuscata dallo smog, le cassette con i giornali lungo le strade, i poliziotti sulle moto e in bicicletta, le macchine gigantesche, la gente obesa, i signori incravattati che vanno al lavoro in skate. Una città diversa, aria diversa, cose diverse.

Los Angeles by car.
Nonostante sia una città immensa e alla Hertz non ci abbiano dato un cazzo di navigatore, abbiamo scoperto che muoversi in macchina per Los Angeles è più facile di quanto pensassimo. In effetti, qui la gente adora muoversi in macchina. Ci sono vere e proprie autostrade a 4 corsie che corrono per la città, i parcheggi a pagamento costano un quarto del parcheggio Arena, e le strade sono sempre ben segnalate ad ogni incrocio. L'unica difficoltà iniziale sta nel distinguere Boulevard, Lane, Street, Way, Road, Drive: tutti nomi per la stessa cosa, una via. Le auto sono ovviamente tutte enormi e a cambio automatico, in strada si può superare sia a destra che a sinistra senza problemi, e tutti sono molto rispettosi dei limiti di velocità (o quasi); per ringraziare un automobilista che ti lascia passare non alzano la mano, ma fanno il gesto di "ok" con pollice e indice uniti a formare un cerchio.




Hollywood.
Alle 9.00 eravamo già sulla Walk of Fame, che conta migliaia di nomi di celebrità. Il difetto è che ti fai i chilometri a testa bassa e ti perdi il resto di Hollywood: comunque, non siamo riusciti a trovare la stella di Audrey Hepburn. Dopo una rapida colazione dall'immancabile Starbucks, ci siamo buttati nella bolgia del Chinese Theatre, dove ci sono le famose impronte di celebrità impresse nel cemento fresco: tutto bello, salvo i turisti che rendono impossibile fare una foto decente. E anche qui, niente Audrey Hepburn (e nemmeno Bruce Willis). Per il resto, Hollywood è molto rapida da girare, non è che uno ci mette le ore. L'impressione è stata quella di un enorme parco giochi per turisti, con poche cose davvero divertenti e interessanti.




Beverly Hills e Bel Air.
Per girare i due quartieri più "in" di Los Angeles, ci siamo fatti convincere da un'addetta a fare il tour sull'autobus. Considerato che Beverly Hills e Bel Air sono enormi e che non ci si può quasi mai fermare a bordo strada a far foto, la scelta non è stata poi così sconsiderata. A mezzogiorno montiamo sull'open van e iniziamo il tour: un susseguirsi di ville enormi, nomi di celebrità e giardini immensi: tra le altre, abbiamo visto le case di Jennifer Aniston, Brad Pitt, George Clooney, Demi Moore, Bruce Willis, nonchè l'immancabile Playboy Mansion, le case dove hanno girato Nightmare, Il Principe di Bel Air e Halloween di John Carpenter, e l'hotel dove è morto John Belushi. Che poi, intendiamoci: non è che si veda sempre un granchè delle ville. Molte di queste sono circondate da chilometri di palizzate o enormi cancelli in ferro: sembra persino che più di qualcuno, alla vista dei paparazzi (ma anche dei tour guidati tipo il nostro) ami lanciare oggetti contro i curiosi... Però il tour è stato carino, e sicuramente ci ha fatto vedere più di quanto saremmo mai riusciti a scoprire da soli. Mangiamo un hot dog e conosciamo Costa, un hot-dogger greco che vive a LA da quando ha 6 anni e che, tra le altre cose, ci consiglia Downtown perchè è il "fashion district" della città.




Downtown.
Incomprensibile. Da una parte c'è la City di Los Angeles: i palazzi di grandi aziende, i grattacieli della Court of Justice e della City Hall, i parcheggi degli uffici, la gente in giacca e cravatta che si sposta da un edificio all'altro. E nella via di fianco, El Pueblo di Los Angeles, il cuore originario della città (fondata nel 1700 dagli spagnoli col nome di El Pueblo de Nostra Senora de Los Angeles): una specie di mercato rionale gestito da messicani, con strade dissestate e negozi in pessime condizioni igieniche, dove vendono di tutto a prezzi stracciati. Talmente fuori dal mondo che persino le scritte dei negozi sono in spagnolo, e solo raramente in bilingua spagnolo-inglese. Ogni tanto, l'ingresso di un Mall (tutti ben nascosti tranne Macy's) a ricordare che siamo pur sempre a Los Angeles, California. E comunque, tutto tranne un fashion district. In generale, una mezza delusione.




Santa Monica.
Il pomeriggio termina a Downtown, recuperiamo la macchina a Hollywood e imbocchiamo la 405 South verso Santa Monica, la spiaggia e il cuore "giovane" di LA. Arriviamo ad ora di cena sul Pier, e nel tramonto inoltrato l'oceano fa sempre la sua bella figura. Il vento è implacabile, ma l'acqua non è fredda come pensavamo (niente bagno, immergiamo appena appena i piedi). Il molo è enorme, e offre anche una discreta vista sulla skyline di Los Angeles by night. Mangiamo al Bubba Gump Shrimp, ispirato al film Forrest Gump: un locale splendido, sul molo, che naturalmente fa dei gamberetti il suo piatto forte: l'interno è ben curato, molto amichevole, e alla vista di uno dei camerieri (decisamente obeso) il commento della Chiara è: "Certo che ne ha mangiati di gamberetti quello lì". Purtroppo la cena è danneggiata da una doppia coppia di crucchi (convinti che "shrimps" significhi "pollo") e da una truppa di francesi mangiamerda che assedia l'ingresso per ore. Finita la cena, si torna all'hotel: domani ci aspettano diverse centinaia di chilometri sulla Highway 1, e preferiamo partire di buon'ora.

Il bilancio del primo giorno è positivo ma non entusiasta. Ci aspettavamo forse una Los Angeles diversa, più "londinese" e meno dispersiva. E invece è tutto raccolto lì, in pochi chilometri quadrati interessanti, circondati da centinaia di chilometri di inutilità. In generale, dà l'impressione di una città gigantesca per niente, poco ben tenuta (l'asfalto delle strade è una merda, per non parlare della sporcizia), e ben concentrata sulle poche cose da far vedere ai turisti: Hollywood, Downtown, Santa Monica.


SCHEDA DEL GIORNO
Miglia percorse: traffico cittadino
Alloggio: Hotel Angeleno, 170 N Church Lane, Los Angeles
Alimentazione scorretta presso: Starbucks, Vienna's Hot Dog, Bubba Gump Shrimps Co.
Frase del giorno: "Certo che ne ha mangiati di gamberetti quello lì"
Acquisto del giorno: due Ugly Dolls da Virgin Store
Best of the Day: le impronte nel cemento davanti al Chinese Theatre