11 settembre 2008

11.09 Morro Bay > Piedras Blancas > Big Sur > Monterey > Santa Cruz

Il mattino a Morro Bay è perfetto: giornata fresca, profumo di mare, verso di gabbiani. A malincuore saliamo in macchina, facciamo il pieno e ci rimettiamo in viaggio. Ci aspetta una giornata di chilometri, per giunta su una strada (la Highway 1) che se pure è descritta come la più bella della California, non è certo facile da percorrere. In effetti, la Hwy 1 oggi ci porterà attraverso molte Americhe diverse tra loro: quella marittima di Morro Bay, quella montana delle scogliere, quella immersa nei boschi attorno a Big Sur, quella commerciale e culturale di Monterey.


Piedras Blancas.
Lasciamo Morro Bay e ci fermiamo a Cambria per una rapida colazione. Poche miglia più a nord troviamo Piedras Blancas, luogo prediletto dagli elefanti marini per le loro simpatiche rimpatriate, anche se nessuno sa perchè. Arrivano a centinaia, si sdraiano sulla spiaggia e non so, forse aspettano che qualcuno passi a prenderli. Naturalmente questo evento capita solo in una determinata stagione dell'anno che, manco a dirlo, non è questa. In ogni caso, riusciamo a contarne una settantina.
Su una collina alle spalle di Piedras Blancas si può scorgere in lontananza l'Hearst Castle, bizzarra costruzione superlusso voluta negli anni '30 da William Rudolph Hearst, allora magnate della stampa e ispiratore del protagonista del film Quarto Potere (alla cui uscita si oppose strenuamente). Sembra che Hearst abbia comprato una bella fetta della Central Coast e vi abbia costruita la sua residenza mescolando stili architettonici ed influenze, e riempiendo le centinaia di stanze con opere d'arte, pezzi d'antiquariato e oggettistica proveniente da tutto il mondo. In ogni caso, non c'è tempo per una visita (che dura un'ora e mezza minimo); e dopo tutto, come ci ha consigliato la titolare dell'Inn a Morro Bay poche ore prima, "You do have enough castles in Italy".


Highway 1.
Da qui in poi la strada a due o tre corsie diventa una qualunque strada ad una corsia e doppio senso di marcia e il limite scende ben sotto le 65 mph: in effetti la strada comincia ad inerpicarsi sulle alte scogliere che costeggiano l'oceano, ed è dura riuscire a superare persino le 35-40 mph. La temperatura si abbassa, a tratti c'è persino la nebbia, e un vento freddo spazza i tornanti. A guadagnarci, naturalmente, è il panorama. Ci fermiamo spessissimo per fotografare l'oceano, le spiagge, il paesaggio.

Big Sur.
Immaginate un paese di 400 anime che, invece di crescere intorno ad una strada, cresce nel bosco in montagna e a 30 miglia dalla prima civiltà decente. Ecco Big Sur. C'è tutto, per carità: il parco nazionale, le gallerie d'arte, la farmacia, il supermercato e la guardia forestale. Solo che tutti vivono in queste specie di capanne di legno nel bosco, in alcuni casi quasi invisibili passando in macchina. A tradirle, solo la fila di cassette della posta a bordo strada. L'atmosfera è un pò western (torna a battere anche il sole) e un pò hippie, visto che la comunità di Big Sur attira tuttora quei fulminati dalla new age che cercano un pò di pace: a testimoniarlo, abbiamo visitato una galleria d'arte all'aperto piena di oggetti assurdi: buddha di pietra, conchiglie, sedie di vimini, stautette di legno, zucche dalle forme più assurde, percussioni, xilofoni, collanine, pietre di quarzo, incensi, campane a vento. Una specie di supermercato new age, insomma.


Monterey.
La Hwy 1 scende la scogliera, torna all'altezza dell'oceano e si ripopola di macchine e case. In poco tempo arriviamo a Monterey, perla della Central Coast. Monterey dà il nome alla baia che condivide con Carmel-by-the-sea e Pacific Lodge. Non c'è tempo per visitare queste ultime due località, quindi decidiamo di concentrarci su Monterey. La città è davvero splendida, la zona del wharf è stata ricostruita a mo' di mercato ed è colorata, pulita ed accogliente (a parte il vento, sempre freddo, e il cielo che si copre un'altra volta). A pochi passi dalla zona centrale c'è un negozio di caramelle da far invidia all'intero Auchan: robe mai viste prima.


Monterey Aquarium.
Cuore turistico e culturale di Monterey è l'acquario: vale assolutamente una visita. Ben organizzato, interessante e interattivo, si snoda su due piani nella baia di Monterey, interagendo anche col territorio (c'è una terrazza, ad esempio, che con dei binocoli fa sbirciare la vita di gabbiani e elefanti di mare sull'isola di fronte). Non ci sono le foche con la palla nè gli squali giganti dell'Acquario di Genova, ma Monterey si difende più che bene: splendide le vasche di meduse, quelle dove toccare spugne e stelle marine, e la ricostruzione degli ambienti sottomarini della Monterey Bay. Non mancano piccoli squali, plancton e pinguini.



Santa Cruz.
Si è fatto tardi, e alle 18.30 arriviamo finalmente a Santa Cruz, che ci hanno descritto come una città dinamica, divertente, dove il lungomare si è imposto come centro culturare e di divertimenti assoluti. Metti anche che sia vero, ma qua l'impressione è quella di aver sbagliato città. Prendete Quaderni, togliete Erman perchè fa gente, e scagliatelo a due passi dal Pacifico: ecco Santa Cruz. Le gigantesche montagne russe in legno (monumento storico) sono spente; mangiamo messicano ma senza riuscire a finire il pasto. Anche il molo, che pure potrebbe essere fondamentale per l'economia e il turismo del luogo, conta pochissimi esercizi aperti. A quanto pare, qui tutto si ripopola il weekend: ma il giovedì (anche se è l'11 settembre) Santa Cruz non se la caga nessuno. A far da contorno, troviamo anche la classica banda di derelitti pieni come le carogne che cinciònano in giro per il centro.
Che uno dice: beh, chissene, tanto qua ci devo dormire e basta. Vero. Peccato che le camere, invece che essere sopra il Motel Office come credevamo (camerette carine, vista oceano), sono in un triste edificio fatiscente a qualche decina di metri. Insomma, la classica fregatura. Santa Cruz ci ha talmente delusi che, se prima contavamo di esplorarla con cura domattina, ora abbiamo cambiato radicalmente idea: domattina si parte, tappa a Cupertino e poi esploriamo San Francisco.


SCHEDA DEL GIORNO
Miglia percorse: 175
Alloggio: Seaside Inn, 176 West Cliff Drive, Santa Cruz
Alimentazione scorretta presso: The French Bakery Corner, lo stesso supermercato ignoto del giorno prima, Olitas Mexican Food
Frase del giorno: No grazie, non ci interessa vedere la stanza prima... ci fidiamo!
Acquisto del giorno: un sacchetto pieno di Jelly Belly di 30 gusti diversi
Best of the Day: il Monterey Aquarium

7 commenti:

Anonimo ha detto...

prima!
la vita di una elena lasciata a casa a macerare nel suo brodo: ieri, dopo aver scongiurato la carla di bere almeno un aperitivo insieme per ricordarsi cosa vuol dire interagire di persona con un'amica, corre da brico a prendere il necessaire per la sua nuova fissa, quindi scappa a casa e guardando top gun e ufficiale e gentiluomo riveste una delle librerie con la carta da parati.

Anonimo ha detto...

elena questo è il blog del torre e della chiara cmq!

Mariangela ha detto...

siete stati negli states l'11 settembre ... com'era il clima? Non Avete notato nulla di particolare? Curiosità ...

nb: avete notato che seguo assiduamente il vostro blog da qualche giorno? Mi hanno mezzo l'ADSL a casa!!! No scherzo, l'ho sparata troppo grossa ... non ho un c***o da fare al lavoro ... baci!

Anonimo ha detto...

hahahaha grande mary!
figurati se a Salionze arriva l'ADSL!!forse nel 3000!

Anonimo ha detto...

Sono arrivata anch'io! Grazie per il viaggio virtuale. Los Angeles non mi è mai interessata molto, ma pensavo che Santa Cruz fosse carina. Cmq voglio vedere più foto!
P.s.: Elena, non starai esagerando? E poi rivetire la casa di crta da parati può essere un disturbo compulsivo!

Anonimo ha detto...

Una palla al piede ecco cos'era quella boccia di vetro piena di cera e monetine lasciata ad arte in cucina (la mia però!!).
Lo sapevate che non l'avrei lasciata li e cosi lunedì mattina sul fornello della nonna pentolone,acqua e boccia dentro a scaldarsi.
Tempo di liberazione: tre ore e mezza,cinque scottature,la boccia esplosa,vari oggetti impregnati di cera e altri piccoli inconvenienti.
Fantastici questi scherzi agli sposi sbolognati ai suoceri!!!!!
Gli spiccioli comunque sono al sicuro!!!
Alla prossima:papà Claudio.

Anonimo ha detto...

Approposito di celebrita: voi avete visto stelle sul marciapiede, impronte nel cemento e case di attori ma io sono stato dalla arcuri in carne e ossa (più carne che...) e c'ho pure il telefonino!!!!