
Lasciamo Las Vegas verso nord, e bastano 10 minuti di macchina per ritrovarsi nel nulla più assoluto: spariscono i neon, gli hotel, la gente, le auto. Siamo solo noi, qualche camion e macchina, e poi il nulla: il deserto. Maciniamo chilometri per quasi due ore sulla Highway 15: in questa zona a cavallo tra Utah e Arizona ci sono moltissime riserve dei nativi americani, la più grande delle quali (The Navajo Nation) ha centro proprio a Page, la nostra destinazione.
Superata Mesquite entriamo nella Paiute Reservation Area, e ci fermiamo per fare colazione e benzina: l'area di servizio è proprio come te la immagineresti nel deserto: tre pompe di benzina e un supermercato che vende snacks, patatine, caffè americano, bibite fresche, sandwich già pronti e fuochi d'artificio. Molti fuochi d'artificio. E naturalmente, di fianco c'è un casinò. La cicciona alla cassa ci chiede da dove veniamo e dove stiamo andando, e ci consiglia di fare una deviazione nella "Fire Valley", poco distante: ringraziamo e la ignoriamo alla grande. Tra parentesi: qui la benzina costa 3,8 dollari al gallone, e un gallone sono 3,785 litri. Fatevi un pò i conti. Con 50 dollari oggi abbiamo fatto il pieno ad un Chysler Equinox.

All'orizzonte vediamo già la nostra prima tappa: lo Zion National Park. Tutta la zona qui intorno, al confine tra i quattro stati (Arizona, Utah, Colorado e New Mexico) è detta "The Grand Staircase", la grande scalinata. I tre piani in cui la terra è scomposta sono delineati dai tre principali canyon della zona: il Bryce a nord, lo Zion al centro e il Grand Canyon a sud. Infiliamo di gran lena la Hurricane Valley che porta allo Zion, e già capiamo come il paesaggio sia cambiato di nuovo: la sabbia gialla del deserto del Nevada lascia qui il posto alla pietra rossa dello Zion. Tutto assume i toni del rosso, del rosa e del beige: le montagne, le valli, la terra, persino l'asfalto delle strade è stato impastato con una tintura rossa per non rovinare il panorama. Per non essere da meno, ci fermiamo e mangiamo la torta tipica del luogo, fatta con mirtilli rossi e ribes. L'origine del nome Zion e del nome dei suoi picchi e delle sue valli (Angel's Landing, Three Patriarchs, The Sentinel) è da ricercare in un simpatico pastore mormone, che arrivò qui quando Zion era terra di indiani, e colonizzò il luogo con i suoi amici profondamente credenti. Restò talmente impressionato (e come dargli torto) dalle bellezze del canyon da dargli il nome della biblica Sion.


Lasciamo la macchina poco oltre l'ingresso: il canyon, infatti, è percorribile solo utilizzando il fitto giro di bus navetta. Zion è un canyon scavato nei millenni dal Virgin River, che ha trasportato via il materiale dalla montagna rivelando i vari strati di sedimentazione e la storia geologica della zona. Il risultato è impressionante: pareti verticali, alte fino a 900 metri, striate e rigate di rosa, rosso, bianco, beige, marrone. Sembra impossibile che la natura abbia fatto tutto da sola. Abramo, Giacobbe e Isacco (le cime note come I Tre Patriarchi) svettano a metà del percorso; poco oltre c'è Angel's Landing, e ancora avanti Pawanava Temple: qui la strada si ferma in una sorta di anfiteatro naturale, e si prosegue solo a piedi lungo "The Narrows" un sentiero strettissimo a cavallo del fiume Virgin.


Ci siamo lasciati coinvolgere dalle bellezze di Zion, e non ci siamo accorti del tempo. Inoltre, per qualche strano motivo, nelle riserve dell'Arizona si usa l'ora legale: sono ben le 6 del pomeriggio quando ci mettiamo in macchina per affrontare le 120 miglia che ci separano da Page, sul lago Powell. Il sole tramonta quando costeggiamo le Coral Pink Dunes, un'area protetta poco fuori da Zion dove la sabbia (che evidentemente un tempo doveva essere la medesima roccia dello Zion) è di un colore rosa impressionante, reso ancora più brillante dal sole al tramonto. Non resistiamo, e raccogliamo un pò di sabbia in una bottiglia di plastica.

Cala la notte, e ancora una volta la strada è una striscia di asfalto senza luci. Incontriamo pochissime auto per tutto il percorso, e giungiamo infine a Page che sono quasi le 8 di sera. Page è affacciata sul lago Powell, il secondo bacino artificiale più grande degli Stati Uniti: giusto per darvi un'idea, pensate che ha più miglia di coste il lago Powell che l'intera West Coast degli Stati Uniti. Purtroppo però, non è il Lago di Garda: non ci sono luci, non ci sono gelaterie, non ci sono discoteche. Dove sappiamo esserci il lago, vediamo in realtà una macchia nera. Ma possiamo fidarci, direi. Ah, stanotte siamo al Travelodge, proprio sopra il lago... domattina vedremo bene di che si tratta.
SCHEDA DEL GIORNO
Miglia percorse: 295
Alloggio: Travelodge Motel, Page
Alimentazione scorretta presso: area di servizio in mezzo al nulla, Glen Canyon Steak House
Acquisto del giorno: una fetta di Bumbleberry Cake
Best of the Day: i nomi biblici dello Zion National Park
5 commenti:
>>> Purtroppo però, non è il Lago di Garda: non ci sono luci, non ci sono gelaterie, non ci sono discoteche.
purtroppo???? :/
Chiara, nella prima foto, stai scoreggiando?
è un piacere vedervi...belli, felici, rilassati e abbronzati! del resto....
"il viaggio di nozze è il viaggio di nozze se no...che viaggio è?" (Mao Tse Tung, 34,ver112)
Com'era la torta?
Comperatevi una di quelle belle statuine di legno o totem fatte dagli indiani locali; sarà un piacevole ricordo.
bacioni
A Venezia (quella vera, con Rialto, San Marco, il Leone e tutti i suoi amici) fa freddissimo, c'è vento tutto il giorno e verso mezzogiorno c'è anche un accenno di acqua alta!
Chiari spero che tu mi abbia almeno preso un bel regalo, se no perchè continuare a farmi rosicare così?
Che paesaggi spettacolari! Avete rubato un sasso in ogni posto?
ma soprattutto.. avete lasciato un sasso della toscana???
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