Il lago Powell un tempo era un gigantesco canyon, anch'esso scavato da un fiume: ma grazie alla diga del Glen Canyon, costruita negli anni '50, è diventato il secondo bacino artificiale degli USA. Stamattina, svegliati dalla donna delle pulizie alle 9.00, siamo tornati indietro sulla strada da dove siamo venuti ieri, fino ad un punto di osservazione privilegiato, al di là della Glen Canyon Dam e in cima ad uno strapiombo sulla parte "asciutta" della diga. Il lago Powell è veramente enorme, e si perde in mille deviazioni, canyon, rientranze e sporgenze. Dall'altro vediamo moli, ormeggi e barche a perdita d'occhio. La diga non è ampissima ma è molto alta, e tutta la zona intorno è quella tipica del canyon, molto simile per certi versi alle forme dello Zion: rocce sedimentarie, segnate e disegnate nei millenni dall'acqua. A dominare, anche qui, il colore rosso della pietra e della sabbia. Scopriamo così che Page, pur essendo un paesotto di tutto rispetto, è in realtà nata negli anni '50, come dormitorio per gli operai che lavoravano alla diga: a noi italiani, abituati a città vecchie di 2000 anni, queste notizie fanno sempre un po' impressione.
Rinunciamo a malincuore all' Antelope Canyon che, seppure splendido e vicinissimo, richiede un tour guidato da un Navajo (è zona sacra) e il primo utile partiva alle 13.30: troppo tardi per la nostra tabella di marcia. Riprendiamo la strada da dove l'avevamo lasciata, e ci addentriamo nella Navajo Nation (a cavallo tra Utah, Arizona, New Mexico e Colorado), gigantesca riserva che contiene d'altronde alcuni dei principali parchi nazionali e canyon della zona che sono, per i Navajo, territorio sacro. All'angolo esatto tra i quattro stati c'è persino un Four Corners Park, sempre di proprietà degli indiani, ma è troppo distante per noi. Facciamo tappa a Kaibito, in pieno territorio indiano. Il piccolo supermercato adiacente alla pompa della benzina è interamente condotto da nativi, così come nativi sono il 90% dei clienti (a parte noi e un paio di motociclisti francesi mangiamerda): assistiamo anche ad uno scambio di battute in dialetto Navajo tra la cassiera e una cliente. Sembra che il dialetto Navajo sia una delle lingue più difficili da imparare al mondo, tanto difficile che i Navajo Code Breakers, impiegati dalla Marina Americana durante la Seconda Guerra Mondiale, misero a punto un codice costruito sulla base della loro lingua: i giapponesi non riuscirono mai ad interpretarlo.
Dalla Highway 98 saltiamo sulla 160 e poi sulla 163. Il paesaggio torna simile alla Sierra Nevada: ampie praterie ricoperte da arbusti e rovi, pochi alberi e terra sabbiosa. All'orizzonte si profilano gigantesche pietre rosse dalle forme strane, che sembrano appoggiate sulla pianura: abbiamo già visto questo paesaggio nei film western e nella pubblicità della Marlboro. La Monument Valley è un parco interamente in mano ai Navajo ed ogni cosa, dai 5 dollari a testa per l'ingresso al ricavato della vendita dell'oggettistica Navajo va in mano loro. Sembra ridicolo sottolinearlo, visto che questa sarebbe casa loro, ma tant'è.
Lo spostamento nella valle avviene tramite costosissimi tour guidati su un autobus (60 dollari a testa: più che indiani, sembravano genovesi!) oppure su mezzi propri, lungo una strada sterrata, polverosa e che mette a dura prova il nostro SUV. Incrociamo persino una coppia di folli che ci stava provando con una Mustang cabrio, ma li abbiamo persi dopo tre curve. Il sentiero si avventura alla base dei giganti di pietra che hanno nomi curiosi almeno quanto le loro forme. Il luogo è sacro per gli indiani, tanto che una parte del percorso è vietata senza una guida indiana a bordo (cioè, senza partecipare al tour guidato). L'impressione è che il fiume che ha scavato questa valle abbia voluto lasciare indietro alcuni pezzi di montagna, che svettano solitari sulla sabbia rossa. Dopo 10 delle 17 miglia di strada sterrata ci arrendiamo, facciamo dietro front e torniamo verso la Hwy 163: la polvere rossa ci ha ricoperto la macchina e i vestiti, e il sole a picco ci ha prosciugato delle ultime energie.
Flagstaff.
Ci dirigiamo speranzosi verso Tuba City, certi di trovare una sistemazione per la notte abbastanza comoda per il Grand Canyon, distante solo poche miglia. Nel frattempo cala il buio, e per diversi chilometri di Highway ci accompagna un cielo stellato da mille e una notte. Arriviamo a Tuba City, ma i due motel presenti sono già pieni. Una coppia di spagnoli su una Harley è nella nostra stessa condizione, e ce li ritroviamo davanti ad entrambi i motel. Tuba City fa una certa impressione: dietro alla facciata di MacDonald's, KFC e Motel6, si estende una specie di favela, dove gli indiani vivono in baracche di legno e lamiera senza nemmeno la strada asfaltata: il che la dice lunga sulla vera condizione dei nativi negli USA, che ancora risentono delle scelte fatte a loro discapito più di cento anni fa. Ci rimettiamo in macchina verso Cameron, 30 miglia più a sud: ma anche qui, il motel è pieno. La signora dietro al bancone avvisa noi e i due spagnoli che le uniche sistemazioni disponibili sono a Flagstaff. ad ulteriori 50 miglia di distanza (e a 70 miglia di distanza dal Grand Canyon). Sembra non esserci alternativa: ci rimettiamo in macchina e troviamo sistemazione alle 8.30 di sera presso un Best Western: l'unica stanza rimasta è una doppia con due bagni, ma il costo non è eccessivo. Scopriamo più tardi, purtroppo, che a 20 metri dalla nostra finestra passa un treno merci ogni mezz'ora. Ste, chissà perchè, si sente un po' a casa.
SCHEDA DEL GIORNO
Miglia percorse: 332
Alloggio: Best Western Inn, Flagstaff
Alimentazione scorretta presso: area di servizio a Kaibito, Taco Bell
Frase del giorno: "È proprio un paesaggio da Kill Bill.. no, da Kid Rock." "Intedi da Billy the Kid?"
Frase del giorno (2): Io ci voglio anche bene agli indianini, ma sono cari impestati!
Acquisto del giorno: tre vasi fatti a mano dai Navajo
Best of the Day: (la Chiari dal bagno del motel la mattina) Steeee, che schifo! Mi sono lavata i denti con la crema per il viso!
6 commenti:
OOOH!!
ma sapete che il vostro blog qui in Italia sta avendo un successo della madonna. Intanto c'è mezza verona che si collega ogni giorno per vedere le vostre tappe.. e la voce si sta diffondendo anche nelle provincie vicine!!
Il consiglio di Manuele: state li e fatevi pagare dagli internauti curiosi.
PS per Stefano: abbiamo finito le registrazioni, ora si mixa!
ma... ste... quella foto sembra un fotomontaggio... o_O
Ieri doveva essere un giorno di quasi riposo per me ma alle 10 una telefonata mi spediva a Malpensa e mentre aspettavo dei giornalisti sono andato a vedere gli eventuali voli per gli states, poi mi sono avvicinato a quello che impacchetta le valigie e stavo per contrattare un'eventuale mia spedizione come bagaglio: pensavo ai canyon, alla Monument valley, alle riserve e ai parchi.
Diventa sempre più dura seguire i vostri racconti e non soffrire.
Comunque vi vedo bene e mi sembrea che il vostro non programma proceda nel modo migliore.
Spero siate agevolati pure per il tempo e ricordate che anche le situazioni negative e disagevoli saranno un buon ricordo , anzi forse il migliore.
Godetevela e bacioni.
Hei non so se lo avete notato... ma nella penultima foto... il puntino proprio nel centro dell'immagine: SONO IOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!
Wow. Ti ho trovato! Quella nella foto è la chiari vero? Cosa stavi facendo? Hai deciso di smontare il canyon pezzetto per pezzetto e riportare tutto ad una pianura, così sarete gli ultimi ad averlo visto?... L'avrei fatto anch'io.
chiari ma gli occhiali a cuore li tieni anche per dormire??^.^
Posta un commento