Con la luce del giorno, la città di Flagstaff si è rivelata un grande centro abitato, pieno di motel, ristoranti, caffetterie e fast food. A caratterizzare la città è però la ferrovia, dove passano in continuazione treni merci, che con arroganza suonano il clacson per ore intere: di giorno e di notte, visto che la nostra stanza del motel dava giusto sui binari. I treni qui sono quanto di più americano ci si possa immaginare: enormi, lunghissimi e rumorosi. A Flagstaff passa anche la Route 66, proprio di fianco alla ferrovia: facciamo un paio di foto al tipico cartello bianco a forma di scudo, ma preferiamo tenerci la 66 per Williams e Kingman. Troviamo finalmente, dopo giorni e giorni di inciviltà e caffè di merda, uno Starbucks dove facciamo una bella colazione; subito dopo, imbocchiamo la Highway 40 e poi la 180 verso il Grand Canyon.
Pagati i 25 dollari per l'ingresso e parcheggiata l'auto, c'è appena il tempo di fare due passi e ci si trova a precipizio sul Grand Canyon: una gigantesca spaccatura nella terra lungo l'asse ovest-est, lunga più di 400 chilometri e larga da 500 metri a 27 chilometri. Nel punto più profondo arriva fino a 1800 metri, e si presuppone sia vecchio di circa 6 milioni di anni, anche se sul fondo del canyon ci sono materiali geologici vecchi di oltre un miliardo di anni. Così come per lo Zion National Park, anche qui risiedevano gli indiani Asanazee, scomparsi misteriosamente (una volta tanto, non per colpa dell'uomo bianco) e rimpiazzati dai Navajo prima e dagli occidentali subito dopo. Noi siamo arrivati alla South Rim, ovvero la sponda sud del canyon: essendo la più facile da raggiungere e la più fornita di sentieri e servizi, è naturalmente la più affollata. Oggi, che era sabato, c'era veramente il pienone: il che ha reso l'esperienza forse un attimo meno contemplativa. La North Rim, dall'altra parte, è più selvaggia ma, sebbene disti pochi chilometri in linea d'aria, ce ne vogliono quasi 350 di macchina per raggiungerlo.
Il Parco Nazionale, esattamente come tutti i precedenti (Yosemite, Death Valley, Zion) è organizzato alla perfezione: mappa in omaggio all'inizio, servizio gratis di navette interne, restrooms e punti di ristoro un pò dappertutto. E naturalmente, un Visitor Centre sempre ben fornito di informazioni, schemi, plastici e mappe dell'area, fotografie e talvolta una piccola parte adibita a museo.
Torniamo alla macchina, per percorrere un pezzo di strada e spostarci all'attacco di un altro sentiero, il Desert Trail, più a est di quello attuale. Ma la macchina ci riserva una brutta sorpresa: la spia dell'olio è accesa, e il display dichiara: "change engine oil soon". Qualcuno alla Hertz deve aver sentito un potentissimo fischio nelle orecchie. Il manuale dice che abbiamo circa 600 miglia di autonomia prima di cambiare l'olio, ma visto che da qualche giorno sottoponiamo la macchina ad un certo sforzo di chilometri e temperature, preferiamo rinunciare al Desert Trail, uscire dal Parco e trovare un meccanico.
Il meccanico lo troviamo a Williams, storico paese sulla Route 66 che però non c'entra niente con le omonime pere. Cambiamo l'olio alla macchina mentre ci gustiamo un caffettone all'americana sulle sedie a dondolo della stazione di servizio (e dopo aver verificato telefonicamente con la Hertz che ci rimborseranno la spesa fino a 25 dollari). Risolto il problema, ci dirigiamo verso il paese di Williams (e rischiamo un mostruoso frontale con un coglione che sorpassa venendo su da una salita).
Williams in sè non ha molto da offrire, se non il fatto di essere il classico paese di una volta cresciuto (e ora, decaduto) all'ombra della Route 66. La strada attraversa il paese ed è, di fatto, la sua via principale: lungo la Route 66 troviamo negozi e locali di tutti i tipi, la maggiorparte dei quali vendono souvenir della famosa strada. Troviamo anche il mitico Cruiser Cafè, un bar/ristorante per motociclisti lungo la Route 66, completo di griglia all'esterno per la carne alla brace già accesa e chitarrista country sul palco. Peccato solo che sono le 5.30 del pomeriggio: è troppo presto per mangiare, e troppo presto per fermarsi.
Seguire la Route 66 fino a Kingman sarebbe un suicidio: la strada è ormai diventata più che secondaria, e segue percorsi tra le montagne. Ritorniamo quindi sulla Highway 40 in direzione ovest, ed arriviamo a Kingman che il sole ormai è tramontato. Il paese funziona in realtà un pò come Williams: nato sulla Route 66, è però più grande e fornito del primo. In poco tempo troviamo un motel economico (anche se non splendido), e ci infiliamo da Denny's (qui di fianco) per la cena. C'è da dire, e siete tutti autorizzati a rosicare come i disperati, che l'indirizzo del motel è Route 66, Kingman.
SCHEDA DEL GIORNO
Miglia percorse: 282
Alloggio: Silver Inn, Route 66, Kingman
Alimentazione scorretta presso: Starbucks, Subway, Denny's
Frase del giorno: "You can put anything on those sandwiches"
Acquisto del giorno: finalmente, una calamita decente della Route 66
Best of the Day: il ciccione prima di noi da Subway che si è ordinato "tre panetti con tutto" da 30 centimetri l'uno. Noi ci siamo saziati con uno in due.
2 commenti:
Oggi sono stato tutto il giorno alle griglie della festa del "torbolin " a S.Lucia e ho cercato d'immedesimarmi, letta la vs considerazione, con gli indiani delle riserve e i tedeschi al di là del bancone che si degnano di visitarci, come fossimo in uno zoo, e ci guardano come un fenomeno folcloristico: io folere carne salà mit polenta,o panino mit "codeghin",o pancetta o polameto ai feri.
No afere cartofel? Nain? Incivilen!
Sarebbe sicuramente triste, da noi, ma terribilmente vero nelle realtà da voi toccate.
Io ricordo persone senza arte ne parte, quasi sempre ubriachi, perciò innofensivi, e finanziati per esserlo che sembravano aver rinunciato alla dignità e a una parvenza di vita.
Calarci ,seppur solo mentalmente, in queste situazioni non puo che farci bene e riportarci con i piedi per terra.
Per contro la natura vi ripaga di sicuro con spettacoli inimmaginabili e irripetibili.
Ritornando a noi, purtroppo, la festa e finita con la pioggia ma non è poi andata così male perchè il tempo ha tenuto per un bel pò.
Vi auguriamo un buon proseguimento di percorso e almeno altrettante stupefacenti sorprese.
Vi vogliamo bene.Ciao
Mi manchi papino!
C.
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