21 settembre 2008

21.09 Kingman > Twentynine Palms > Joshua Tree National Park > Salvation Mountain > El Centro

Oggi ultima supertappa mangiachilometri: dall'Arizona alla California superando il fiume Colorado, costeggiamo ben due deserti (Mojave e Joshua Tree), una base militare (di cui non si vede niente), campi e campi di palme da dattero, un allevamento di mucche di dimensioni titaniche e un luogo a metà tra opera d'arte e chiesa new age.

Il deserto e la Route 66.
Partiamo da Kingman dopo l'ennesima colazione da Starbucks e, dopo qualche miglio sulla Highway 40, inforchiamo la vecchia Route 66: solo che adesso si chiama Interstate 95. A parte il nome famoso e la ferrovia, che corre accanto e che ogni tanto fa vedere qualche treno chilometrico, la strada si rivela noiosissima: facciamo quasi 3 ore senza incontrare uno straccio di segno di civiltà, tolte le altre auto. La Route 66 costeggia il Mojave Desert, e il risultato è una strada completamente a dossi (sembra di stare a Gardaland) circondata dal nulla più assoluto; in più, fa molto caldo. Nel frattempo superiamo il gigantesco fiume Colorado, che segna il confine tra Arizona e California. Dopo 70 miglia arriviamo finalmente ad una stazione di servizio che sembra uscita da un film di Rob Zombie, dove una bambina cicciona insegna a Ste come si fa a fare benzina con le pompe americane. Ne approfittiamo per rifornirci di schifezze: due hot-dog precotti, un sacchetto di Doritos, un caffè americano e un Baby Root.

Twentynine Palms e il Joshua Tree.
La stazione di servizio è sullo svincolo tra la 66 e la 62, che ci porta verso il Joshua Tree Desert. Nell'avvicinarci, costeggiamo anche una base dei marines, di cui distinguiamo gli hangar all'orizzonte. Le forze armate americane prendono molto a cuore i deserti: ci sono basi segnalate anche nel Mojave e nella Death Valley. Quali posti migliori dove fare esercitazioni di armi e di volo? Il nome del parco deriva dalla pianta di yucca, che qui cresce alta come alberi e che l'ennesimo pastore mormone di passaggio ha nominato "Albero di Giosuè", perchè sembra alzi le braccia al cielo in preghiera. Che poi il Joshua Tree non è nemmeno un albero, ma è un cactus. La stanchezza e il caldo però hanno il sopravvento: invece che attraversare il deserto, preferiamo costeggiarlo lungo la Highway, attraversando Twentynine Palms e la città di Joshua Tree. Le città sembrano più che altro delle baraccopoli in mezzo al deserto: le case sono molto spesso delle roulotte, o dei pezzi di roulotte con una parte di costruzione. Ogni casa ha almeno un paio di Joshua Tree in giardino (giardino per modo di dire, visto che qui è tutta sabbia).

Dintorni di Palm Springs.
Circumnavigato il deserto sul lato ovest, ci troviamo davanti una distesa di mulini a vento. L'area è estremamente ventosa, e i mulini girano a tutto spiano. Subito dopo, entriamo nella regione di Palm Springs, dalla quale ci teniamo tuttavia a distanza: sembra di stare a Miami. Ci sono palme altissime lungo la strada e in mezzo alle case, e campi enormi di palme da dattero. Una bevanda tipica della zona, non a caso, è il frappé di dattero - che tuttavia non riusciamo ad assaggiare. Si comincia anche a sentire l'influenza del Messico, distante qualche decina di miglia. I nomi delle località qui intorno sono più spagnoli che anglofoni: Indio, La Quinta, Rancho Mirage, Coachella.
Proseguiamo verso sud sulla Highway 86, che in realtà è poco più di una strada provinciale che costeggia ad ovest un enorme lago, il Salton Sea. Dal nome è facile capire che tipo di lago sia: nonostante l'acqua sembri invitante in mezzo alla calura del deserto, farsi un bagno è un'avventura, perchè l'acqua è persino più salata dell'oceano del 25%. Usciamo a Westmoreland, a sud di Salton Sea, e risaliamo per qualche miglia la costa opposta: anche qui, le case sono baracche costruite a ridosso delle roulotte; l'asfalto delle strade è distrutto, e sembra di stare nel peggior Messico dei film. A proposito di film: la nostra prossima destinazione, decisa all'ultimo momento, è Salvation Mountain.

Salvation Mountain.
Chi ha visto di recente Into the Wild sa già di cosa parliamo. Nel film il protagonista, nel suo viaggio, passa da una località sperduta nella California dove il signor Leonard Knight, classe 1939, sta costruendo un'opera sbalorditiva. Leonard infatti, che oggi è ancora vivo, risiede a Slab City, minuscolo ammasso di roulotte nei pressi di Niland, a nord di El Centro. Qui Leonard lavora, dal 1985, alla Salvation Mountain: una collina enorme, fatta di cemento, fango, oggetti di tutti i tipi, e dipinta di mille colori a vernice. L'intera opera è dedicata alla Parola di Dio: dappertutto si legge "God is Love", "The Bible" e passi da vangeli e salmi: oltre alla montagna, Leonard ha dipinto alla stessa maniera tre automobili, un trattore, un motorino e un paio di camper. Egli stesso vive sul posto, senza corrente elettrica, senza acqua corrente e senza gas, e dorme in un sacco a pelo sopra un vecchio divano.
Arriviamo sul posto ma il signor Knight sembra essere in paese. Ci accoglie un'altra persona, che scopriamo essere un turista giunto come noi alla Salvation Mountain, ma convinto da Leonard a fermarsi qualche giorno. Ci invita ad esplorare la collina liberamente. Il posto ha un che di mistico, di new-age ma anche di fuori di testa: fa impressione pensare a questo signore di ormai 80 anni che, nel mondo moderno, vive talmente assorbito e convinto dall'illuminazione divina da investire l'intera sua vita degli ultimi 30 anni (vita peraltro assai spartana) in una cosa che non ha nulla di commerciale, che non è pubblicizzata nè segnalata.

El Centro.
Salutiamo Salvation Mountain senza vederne l'autore, e torniamo sulla Highway 111 che ci porta prima a Brawley e poi a El Centro, capoluogo della regione. Siamo a meno di 10 miglia dal confine col Messico, e qui sembra veramente di essere già dal'altra parte: tutti hanno i tratti tipicamente messicani e parlano in spagnolo più fluentemente che in inglese. Troviamo alloggio in un Best Western Inn poco fuori dalla Highway 8 (che domani ci porterà dritti dritti a San Diego), e ceniamo finalmente in un Pizza Hut, dove però tutti parlano spagnolo. Alla TV, giusto per rovinare l'appetito, una trasmissione messicana a metà tra Amici e Carramba Che Sorpresa: pietosa, anche perchè in spagnolo qualcosa abbiamo capito. Però la pizza di Pizza Hut è sempre una garanzia.


SCHEDA DEL GIORNO
Miglia percorse: 417
Alloggio: Best Western Inn, 4th Street, El Centro
Alimentazione scorretta presso: Starbucks, stazione di servizio nel nulla, Pizza Hut
Acquisto del giorno: gli hot-dog precotti, una manna dal cielo
Best of the Day: Salvation Mountain

5 commenti:

Elena e Manuele ha detto...

Salvation Mountain?!?!?
torre, hai visto la luce????

wonderchiari ha detto...

Volevamo conoscere il vecio!

Anonimo ha detto...

wow che meraviglia!anche io avrei voluto vedere la salvation mountain!
peccato non aver incontrato il vecio! dà l'idea di essere un personaggio folle! ^.^

mariKa ha detto...

...uh, che belli i mulini a vento moderni!
Quella foto me la doppiate poi, così la regalo ad andrea che si commuoverà un sacco;)

Anonimo ha detto...

Ciao! Finalmente ho trovato un wi fi free a Venezia! Ci sono anch'io! Bella la collina! Quando tornate?