26 settembre 2008

26.09 Los Angeles: Santa Monica Beach, Venice Beach

Santa Monica Beach.
La mattina comincia tardi, tanto ormai quello che c'era da vedere di Los Angeles l'abbiamo già visto. Ci spostiamo direttamente sulla spiaggia di Santa Monica e prendiamo posto con l'unico asciugamano (piccolo, per giunta) che ci siamo portati dietro. In spiaggia non c'è molta gente: qualcuno che fa footing, qualcuno prende il sole, qualcuno gioca con la palla. In acqua c'è solo qualche surfista niubbo alle prese con le onde. Ste fa il bagno: l'acqua è fredda e ci sono parecchie alghe, ma le onde sono fortissime (una prende in pieno Ste, che a momenti resta senza costume) e divertenti, per chi come noi è abituato al piatto Adriatico.

Venice Beach.
Pranzo da Subway con un bel panino, poi giretto da Wal-Mart (la catena di supermercati) per comprare le ultime cose e, soprattutto, un'altra borsa per riportare a casa tutte le cazzate che abbiamo comprato. Dopodichè ci spostiamo a Venice Beach, nota anche come "Muscle Beach" per i personaggi superpalestrati che la frequentano. In realtà di palestrati ridicoli ne vediamo uno solo (con un succinto costume a bandiera americana: patetico), in compenso Venice Beach sembra una gigantesca Festa in Rosso tipo quella di Verona: fattoni, musicisti improvvisati, bonghisti, rasta che vendono braccialetti, ragazzine dark che fanno i tatuaggi con l'henné, fattucchiere che leggono la mano, accattoni della peggior specie e qualche skater. Il cartello più emblematico ce l'ha in mano un rastone e dice: "Give me money, I need weed", cioè: "Datemi i soldi che mi serve la droga". Il lungomare è correlato da una serie di negozi tipo cinesi che vendono magliette e cappellini di pessima qualità: una delusione.

Cotti come le aole torniamo in albergo a riposare, poi disfiamo tutte le nostre valigie e cerchiamo di ricomporle con un po' di giudizio, ottimizzando gli spazi e preservando gli oggetti più fragili. Lavoro che, ovviamente, non abbiamo ancora finito: roba da Mission Impossible. Ci sta prendendo un po' di malinconia per la partenza; ma d'altra parte, abbiamo anche voglia di tornare alla nostra casetta e alla nostra vita. Se non fosse che in Italia non c'è Starbucks, dannazione...

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